Perizia a ultrasuoni: non sempre è necessaria (e non sempre è la scelta migliore)

Negli ultimi anni la perizia a ultrasuoni è diventata quasi un passaggio “automatico” per chi acquista o vende un’imbarcazione. Spesso viene richiesta a prescindere, come se fosse l’unico strumento affidabile per valutare lo stato di uno scafo.

In realtà, non è sempre necessaria. E in alcuni casi può persino essere superflua o poco utile se non supportata da una corretta analisi preliminare.

Vediamo perché.


Cos’è davvero una perizia a ultrasuoni

La perizia a ultrasuoni serve a misurare lo spessore del materiale (vetroresina, acciaio, alluminio) in determinati punti dello scafo, per individuare eventuali assottigliamenti o anomalie strutturali.

È uno strumento valido, ma non è una diagnosi completa dello stato di salute di una barca.


Quando la perizia a ultrasuoni è realmente utile

La perizia a ultrasuoni ha senso soprattutto in questi casi:

  • imbarcazioni molto datate
  • scafi in acciaio o alluminio
  • barche con storia manutentiva incerta
  • presenza di osmosi avanzata o riparazioni strutturali importanti
  • sospetti fondati di problemi allo scafo (urti, incagli, delaminazioni)

In questi scenari, gli ultrasuoni possono fornire dati tecnici utili per approfondire la valutazione.


Quando NON è necessaria

In moltissimi altri casi, la perizia a ultrasuoni non aggiunge informazioni determinanti, ad esempio quando:

  • l’imbarcazione è relativamente recente
  • lo scafo è in vetroresina sana, senza segni evidenti di degrado
  • esiste una documentazione manutentiva chiara
  • l’ispezione visiva e strumentale standard non evidenzia criticità
  • la barca è sempre stata rimessata correttamente

In queste situazioni, una buona perizia tradizionale eseguita da un professionista esperto è spesso più che sufficiente.


Il rischio di “misurare senza interpretare”

Uno degli errori più comuni è pensare che:

“Più strumenti = perizia migliore”

In realtà, i numeri da soli non spiegano nulla se non vengono interpretati nel giusto contesto.

Uno scafo può presentare:

  • spessori diversi per progetto
  • rinforzi localizzati
  • stratificazioni non uniformi per costruzione

Senza esperienza specifica, una misura a ultrasuoni può:

  • creare allarmismi inutili
  • generare richieste di sconto ingiustificate
  • complicare una trattativa senza reali motivi tecnici

Prima l’analisi, poi (eventualmente) gli ultrasuoni

Il corretto approccio professionale è sempre questo:

  1. Ispezione visiva approfondita
  2. Analisi dello storico dell’imbarcazione
  3. Verifica delle zone critiche (opera viva, appendici, strutture)
  4. Valutazione dell’effettiva necessità di indagini invasive o strumentali

👉 Solo se emergono dubbi concreti, allora la perizia a ultrasuoni diventa uno strumento utile e mirato.


Una perizia serve a tutelare, non a complicare

Una perizia ben fatta deve:

  • chiarire lo stato reale dell’imbarcazione
  • aiutare l’acquirente a decidere con consapevolezza
  • tutelare anche il venditore da contestazioni infondate

Non deve essere un elenco di misure senza spiegazione o, peggio, uno strumento per creare incertezza dove non c’è.


Conclusione

La perizia a ultrasuoni non è obbligatoria, né sempre necessaria.
È uno strumento tecnico valido, ma va utilizzato solo quando serve davvero.

Affidarsi a un professionista che sappia valutare caso per caso è la scelta migliore per proteggere il proprio investimento e navigare con serenità.

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