Delaminazione dello scafo

La maggior parte delle imbarcazioni fino a 24 metri sono prodotte in vetroresina, un materiale estremamente versatile che ha permesso la diffusione della nautica “popolare” a partire dagli anni ’70. Sebbene il principio di fondo sia rimasto invariato, ovvero strati di fibra di vetro e resina a impregnarli, negli anni è evoluta la tipologia costruttiva. Si è passati dagli scafi laminati a mano – dove l’operatore manualmente applicava i fogli di fibra e spennellava la resina – ai più moderni scafi stampati con infusione sottovuoto dove viene fatto un controllo totale sugli spessori e sulla quantità di resina inserita.

Un problema che è sorto nel tempo, e che è causato proprio dalla laminazione a strati (il famoso “sandwich”) è che si possono verificare episodi di delaminazione. Questo, spiegato in soldoni, significa che si possono scollare gli strati che compongono la struttura della barca causandone giocoforza un danno nella resistenza complessiva alle sollecitazioni.

Applicazione manuale di strati di fibra di vetro
Laminazione in infusione (photo credit CarbonLine)

La delaminazione dello scafo può avere diverse origini, che vanno da un difetto di costruzione (resina poco impregnata, errore dell’operatore, ambiente carico di umidità) a un problema di trasporto (soprattutto le barche a vela possono essere state caricate male sul camion, poggiando troppo peso sul bulbo; questo, su tragitti che spesso sono di centinaia di km, fanno si che i pesi scarichino tutti sull’attacco del bulbo allo scafo stesso) fino a un urto sul fondale (a prescindere che sia sabbia, roccia o una banalissima catenaria in un porto).

Sentina con segni di una probabile delaminazione

E’ importante rendersi conto al più presto se lo scafo è afflitto da questo problema in quanto le delaminazioni hanno la tendenza di “camminare” e quindi aumentare la superficie delaminata in seguito a vibrazioni, sollecitazioni, o il semplice moto ondoso. Un buon perito saprà individuare la presenza o meno di delaminazioni osservando con attenzione tutte le parti critiche e saprà indirizzarvi sui metodi risolutivi di intervento.

Esempio di intervento seguito su un 40 piedi a vela

Come dico sempre “la plastica è plastica e in quanto plastica si ripara” anche se questo intervento è totalmente risolutivo (anzi, la maggior parte delle volte il risultato finale è una barca con una resistenza strutturale maggiorata del 150% rispetto a una appena uscita dal cantiere) risulta particolarmente oneroso nella sua esecuzione in quanto la barca va preparata (nel caso di barche a vela con la rimozione di albero e bulbo) e con lo smontaggio di tutto il mobilio interno nella zona interessata dall’intervento.

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