L’osmosi nelle barche in vetroresina

Un altro grosso spauracchio che si trova ad affrontare chi è alla ricerca di una barca è il fenomeno dell’osmosi, di cui si trova scritto e detto di tutto e di più. Ma cos’è in realtà l’osmosi? E’ così pericolosa come si dice? Proviamo a scoprirlo.

L’osmosi: cos’è e come si forma

Stadio di osmosi piuttosto avanzato

Innanzitutto l’osmosi è parte di un processo chimico, attraverso il quale una sostanza (solvente) passa attraverso una membrana che separa due liquidi di diversa concentrazione salina. In uno scafo immerso nell’acqua il processo prevede che condizione di partenza sia la presenza di bolle d’aria all’interno della vetroresina stessa; questo può avvenire (o meglio, avveniva più spesso in passato con la laminazione manuale rispetto agli scafi più moderni realizzati in infusione sottovuoto) durante la costruzione dello scafo stesso. L’acqua quindi filtra attraverso il gelcoat e va a riempire questi spazi vuoti. Successivamente inizia a sciogliere quello che trova di solubile nei dintorni (appretto della fibra di vetro, resina non catalizzata, polveri di lavorazione…). A questo punto la massa richiama ulteriore acqua salata dall’esterno, sempre attraverso il gelcoat, e a questo punto la pressione della bolla inizia a crescere fino a formare dei rigonfiamenti visibili sullo scafo stesso.

L’osmosi: come si individua?

Questa inizia ad essere la parte più complicata del processo; l’osmosi non è sempre facilmente identificabile con sicurezza soprattutto da un occhio poco allenato. Le bolle per esempio possono ridursi dopo una lunga permanenza all’asciutto ed essere meno visibili, oppure confondersi grazie al degrado dell’antivegetativa sull’opera viva tenuta all’aperto per qualche mese. Questo fatto può – purtroppo – essere sfruttato da parte di chi vende per minimizzare la presenza di osmosi. L’unico modo per verificare la gravità del processo in corso è tramite igrometro e asportazione di parti dell’antivegetativa stessa per analizzare le varie bolle. Non sempre infatti uno scafo “umido” è sintomo di osmosi mentre al contrario non sempre la presenza di bolle indica un processo di osmosi in corso. Anche in questo caso la presenza di un perito durante il processo valutativo è assolutamente utile in tal senso.

La gravità dell’osmosi

Diciamolo chiaramente: una barca l’osmosi ce l’ha o non ce l’ha, non esistono vie di mezzo. Possono essere bolle allo stadio iniziale, allo stadio avanzato, riparate male, riparate bene…ma se il fenomeno è presente va risolto nel modo migliore. A parte la zona del timone (che meriterebbe un approfondimento a se, dato che è una zona piuttosto soggetta a tali fenomeni) se il resto dello scafo presenta zone con osmosi il consiglio è di intervenire il più rapidamente possibile per rendere le riparazioni meno onerose rispetto a quanto potrebbero costare con un processo osmotico avanzato. Fondamentalmente non è mai un fenomeno “grave” tale da compromettere la navigazione ma diciamo sia una malattia “degenerativa” ma assolutamente curabile. Importante è saperne lo stato di fatto in fase di vendita (o di acquisto) e anche in questo caso un perito può essere di enorme supporto sia per valutare l’entità che l’età stessa del fenomeno.

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